Prendere cinque o più farmaci al giorno non è solo comune: è diventato normale per milioni di persone, specialmente dopo i 65 anni. Ma questo non è un segno di buona cura. È un pericolo silenzioso. Ogni pillola aggiunta aumenta il rischio di effetti collaterali, cadute, ricoveri e persino morte. E la maggior parte di questi rischi non è inevitabile. Sono il risultato di una gestione scarsa, non di una cattiva fortuna.
Quando i farmaci diventano un problema
La polifarmacia non è semplicemente prendere tanti farmaci. È prendere farmaci che, insieme, creano più danni che benefici. L’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce un problema di salute pubblica, e con ragione. Negli Stati Uniti, il 40% degli anziani assume cinque o più farmaci al giorno. In Italia, i dati sono simili: tra chi ha più di 70 anni, quasi uno su tre prende almeno cinque medicinali. E non sempre tutti sono necessari.
Un esempio chiaro: dopo un infarto, un paziente potrebbe aver bisogno di quattro farmaci - un beta-bloccante, uno statina, un antiaggregante e un inibitore dell’ACE. Questa combinazione è provata, salva vite e riduce il rischio di morte del 50-60%. Ma se a questi si aggiungono un sonnifero, un antidolorifico, un diuretico, un antipsicotico e un anticolinergico per la vescica, il bilancio cambia. Ora non stai curando una malattia: stai creando un nuovo problema.
Perché più farmaci = più rischi
Il corpo non è un armadio dove puoi appendere tante medicine senza conseguenze. Ogni farmaco interagisce con gli altri. Con il passare degli anni, il fegato e i reni lavorano meno bene. I farmaci rimangono più a lungo nel sangue. I sintomi diventano più difficili da riconoscere. Una stanchezza? Potrebbe essere un effetto collaterale. Una confusione? Forse un farmaco che agisce sul cervello. Una caduta? Spesso la causa non è l’età, ma un farmaco che abbassa la pressione o ti fa girare la testa.
Uno studio del 2016 pubblicato su BMJ Open ha trovato che chi prende dieci o più farmaci ha il 28% di probabilità in più di morire entro un anno rispetto a chi ne prende uno o quattro. Un altro studio ha mostrato che il 91% degli effetti collaterali gravi negli anziani sono legati alla polifarmacia. E non sono solo numeri: sono persone che smettono di uscire, che dimenticano di mangiare, che si isolano perché hanno troppi farmaci da gestire.
La cascata dei farmaci
Uno dei rischi più insidiosi è la cascata farmacologica. Succede quando un farmaco causa un effetto collaterale, e invece di smettere di prenderlo, il medico ne prescrive un altro per curare quell’effetto. E così via.
Esempio reale: una persona prende un antidolorifico per il mal di schiena. Questo farmaco la fa stare più sonnolenta. Allora le prescrivono un antidepressivo per la “depressione da stanchezza”. Quell’antidepressivo le fa venire la bocca secca e la confusione. Allora le danno un farmaco per la bocca secca. E un altro per la confusione. In pochi mesi, da un semplice dolore alla schiena, si passa a una lista di sette farmaci. E nessuno ha mai chiesto: “E se smettessimo il primo?”
Uno studio su JAMA Internal Medicine ha stimato che il 30-40% delle prescrizioni inutili nascono da questa cascata. E la peggior parte? Spesso nessuno lo sa. Il paziente non ricorda tutti i farmaci. Il medico non ha il tempo di controllare tutto. E così il problema cresce, invisibile.
Il costo nascosto
Oltre ai rischi per la salute, c’è il costo. Non solo in denaro, ma in qualità della vita. Nel 2022, i dati Medicare hanno mostrato che chi prende tra 5 e 9 farmaci spende in media 317 dollari al mese. Chi ne prende solo uno o quattro, spende 78 dollari. In Italia, con il sistema sanitario nazionale, non paghi tutto, ma i ticket si sommano. E quando i farmaci costano 400 euro al mese, alcuni scelgono tra mangiare e prendere la medicina per il cuore. È successo a Robert, 68 anni, raccontato da UCI Health: “Ho dovuto scegliere tra il mio farmaco per il cuore e il cibo.”
E poi c’è il costo del tempo. Una persona che prende 17 pillole al giorno non vive: si organizza. Deve tenere un diario, usare un organizer, chiedere aiuto. Martha, 72 anni, ha detto: “Mi sentivo come una farmacia ambulante.” Non è un’esagerazione. È la realtà di migliaia di persone.
La soluzione non è smettere tutto - è scegliere bene
Non si tratta di dire “basta con i farmaci”. Alcuni sono indispensabili. La chiave è la deprescrizione: il processo di ridurre o eliminare i farmaci che non servono più. Non è facile. Richiede tempo, attenzione, e un medico che ascolta.
La deprescrizione non è un colpo di spugna. È un piano. Si parte da un elenco completo di tutti i farmaci - compresi quelli da banco, gli integratori, le erbe. Poi si valuta ogni medicina: serve ancora? Ha effetti collaterali? È duplicato da un altro? È adatto all’età? Si usa il Criteri di Beers, una guida usata dai medici per identificare i farmaci più pericolosi negli anziani, come i benzodiazepine, gli anticolinergici e gli antiinfiammatori non steroidei.
Un paziente che prende 12 farmaci potrebbe ridurli a 7 in tre mesi. E sentirsi meglio. Uno studio ha mostrato che dopo la deprescrizione, il 60% degli anziani ha smesso di avere vertigini. Il 50% ha ripreso a camminare senza aiuto. Il 40% ha smesso di cadere.
Cosa puoi fare tu
Se tu o un tuo caro prendete cinque o più farmaci, non aspettate che qualcuno vi chieda se è il momento di ridurre. Siate proattivi.
- Prendete un foglio e scrivete tutti i farmaci che prendete, con dosaggio e orario.
- Includete integratori, vitamine, erbe e antidolorifici da banco.
- Portate questa lista al vostro medico e chiedete: “Quali di questi farmaci sono ancora necessari? Quali potrebbero essere eliminati?”
- Chiedete: “C’è un farmaco che sto prendendo per un effetto collaterale di un altro?”
- Chiedete se è possibile ridurre un farmaco per vedere cosa succede - non smettere da soli, ma ridurre con controllo.
Non temete di sembrare difficili. Questo è il vostro corpo. E nessuno lo conosce meglio di voi. Se vi sentite stanchi, confusi, deboli, potrebbe non essere l’età. Potrebbe essere la lista di farmaci.
Il futuro è nella cura, non nella quantità
La medicina sta cambiando. Nel 2022, la FDA ha approvato il primo strumento digitale, MedWise, che aiuta i medici a identificare interazioni pericolose tra farmaci. Negli Stati Uniti, il programma “Choosing Wisely” ha ridotto le prescrizioni inutili del 22% in tre anni. In Italia, i centri di geriatria stanno iniziando a fare revisioni mediche annuali per chi prende molti farmaci.
Ma il cambiamento vero deve partire da te. Non accettare la polifarmacia come inevitabile. Non pensare che “tanti farmaci = tanta cura”. La vera cura è sapere cosa serve, e cosa no. È avere un medico che ti ascolta, non che ti prescrive per abitudine.
Prendere meno farmaci non significa curarsi meno. Significa curarsi meglio. Con meno rischi. Con più vita.
Cos’è esattamente la polifarmacia?
La polifarmacia è l’uso simultaneo di cinque o più farmaci, prescritti o meno, per gestire più condizioni di salute. Non è semplicemente prendere tanti farmaci: è quando il numero di farmaci supera i benefici reali, aumentando il rischio di effetti collaterali, interazioni pericolose e complicazioni. È particolarmente comune negli anziani con più patologie croniche.
Perché i farmaci diventano più pericolosi con l’età?
Con l’età, il fegato e i reni filtrano meno bene i farmaci, quindi rimangono più a lungo nel corpo. I tessuti cambiano, e i farmaci agiscono in modo diverso. Un dosaggio che va bene a 40 anni può essere troppo forte a 70. Inoltre, molti anziani prendono più farmaci per diverse malattie, e questi si combinano in modi imprevedibili. Il risultato? Effetti collaterali più frequenti, più gravi e più difficili da riconoscere.
Quali farmaci sono più pericolosi negli anziani?
Secondo i Criteri di Beers, i farmaci più rischiosi per gli anziani sono: benzodiazepine (sonniferi come il diazepam), anticolinergici (per la vescica o il mal di stomaco come l’oxibutinina), antiinfiammatori non steroidei (come l’ibuprofene), e alcuni antidepressivi e antipsicotici. Questi farmaci aumentano il rischio di cadute, confusione, problemi urinari e demenza. Molti sono ancora prescritti, ma non sono più la prima scelta.
Cos’è la deprescrizione e come funziona?
La deprescrizione è il processo di ridurre o interrompere in modo sicuro i farmaci che non sono più necessari o che fanno più male che bene. Non è un’improvvisa sospensione: è un piano guidato dal medico, che prevede di ridurre un farmaco alla volta, monitorando i sintomi. Può richiedere mesi, ma i benefici - meno vertigini, più energia, meno cadute - sono spesso evidenti. È una pratica sempre più raccomandata, specialmente per chi prende cinque o più farmaci.
Posso smettere un farmaco da solo se mi sento meglio?
No. Smettere un farmaco da solo può essere pericoloso. Alcuni farmaci, come quelli per la pressione, il cuore o l’epilessia, richiedono una riduzione graduale per evitare effetti di astinenza o ricadute. Anche se ti senti meglio, potrebbe essere perché il farmaco sta causando effetti collaterali che hai imparato a ignorare. Parla sempre con il tuo medico prima di cambiare qualcosa. La tua sicurezza viene prima della convenienza.
Come posso aiutare un parente anziano con tanti farmaci?
Inizia con un elenco completo di tutti i farmaci, inclusi quelli da banco e gli integratori. Accompagnalo dal medico e chiedi: “Quale di questi è davvero necessario?”. Prendi nota delle risposte. Aiutalo a organizzare le pillole con un organizer settimanale. Nota cambiamenti di comportamento: confusione, stanchezza, cadute. Questi potrebbero essere segnali che un farmaco non gli sta più bene. Non aspettare che sia il medico a chiedere: spesso non lo fa, perché non ha il tempo. Tu puoi essere il suo alleato.
13 Commenti
Guido Vassallo
Ho visto mio padre prendere 12 pillole al giorno. Un giorno gli ho chiesto: 'Ma perché ne prendi tante?' Lui mi ha guardato come se fossi matto. Poi, dopo una visita, ne ha eliminato quattro. Ha ripreso a camminare senza bastone. Non è magia, è solo buon senso.
Gennaro Chianese
Questo articolo è puro buonismo da blog. I medici sanno cosa fanno. Se un anziano prende tanti farmaci, è perché ne ha bisogno. Non si può ridurre tutto a una moda da Instagram. Chi ha tempo di fare revisioni? I medici lavorano 12 ore al giorno.
Aniello Infantini
Ho fatto un esperimento con mia nonna. Le ho messo le pillole in un organizer colorato. Poi ho fatto una lista con il farmacista. Abbiamo trovato due farmaci che erano duplicati e uno che le faceva venire la nausea. In due settimane ha dormito meglio. Non è rivoluzione, è semplice organizzazione. 🤓
Paolo Moschetti
La polifarmacia è un piano dell'industria farmaceutica per tenerti dipendente. I farmaci non curano, ti tengono in vita solo per comprare altri farmaci. Il governo lo sa. I medici lo sanno. Ma nessuno parla. Perché chi controlla la sanità controlla anche le multinazionali. E tu? Tu credi davvero che un'aspirina sia innocua?
Giovanni Palmisano
La vera malattia non è l'età, è la società che ha trasformato il corpo in una macchina da manutenzione. Ogni pillola è un pezzo di un sistema che ti vende la dipendenza come cura. La deprescrizione? È l'unico atto di ribellione possibile in un mondo dove la salute è un prodotto, non un diritto. Eppure, nessuno vuole ammettere che la medicina moderna ha smesso di guarire per cominciare a gestire il dolore. E il dolore? È il corpo che grida. Ma noi abbiamo imparato a tapparci le orecchie con le pillole.
emily borromeo
io ho visto una donna che ha smesso di prendere il sonnifero e ha iniziato a prendere l'ibuprofene per il dolore e poi un altro per la stitichezza e poi un altro per la nausea del farmaco e poi... e poi non ricordo piu' cosa prendeva ma era un casino. i medici non controllano niente. e i ticket? chi li paga?
Lorenzo Gasparini
La verità è che in Italia non si cura più, si amministra. Ci hanno ridotto a un database di pazienti con codici a barre. I medici non hanno tempo, e allora prescrivono. È il sistema che è malato, non i pazienti. E poi, chi si lamenta? I giovani che non hanno mai visto un nonno con 7 farmaci in mano? Voi che vivete in un mondo di TikTok, non sapete cosa vuol dire essere vecchi in questo paese.
Stefano Sforza
È imbarazzante che un articolo del genere debba essere scritto nel 2025. La medicina non è un'arte, è una scienza. E la scienza dice che la polifarmacia è un errore clinico. Ma gli specialisti, quelli che non leggono le linee guida, continuano a prescrivere come se fossero al mercato. E i pazienti? Non sanno nemmeno cosa prendono. È una vergogna nazionale. Se fossi un medico, mi rifiuterei di firmare prescrizioni senza una revisione completa. Ma nessuno ha il coraggio.
sandro pierattini
Vi siete mai chiesti chi ci guadagna? Le aziende farmaceutiche, i medici che fanno 50 visite al giorno e non hanno tempo di pensare, i farmacisti che vendono integratori che non servono a niente. E voi? Voi siete la merce. Il vostro corpo è il loro profitto. Non vi sentite usati? Non vi sentite manipolati? La vostra salute non è vostra. È una proprietà di qualcun altro. E voi, con la vostra passività, siete i complici.
Agnese Mercati
La deprescrizione è un concetto moderno, ma non è universalmente applicabile. Alcuni farmaci, se interrotti improvvisamente, causano shock cardiocircolatorio. La letteratura scientifica è chiara: non si può generalizzare. E poi, chi controlla che i medici seguano i Criteri di Beers? Nessuno. Questo articolo è una semplificazione pericolosa. La salute non si gestisce con liste di Facebook.
Luca Adorni
Ho lavorato in un centro anziani in Sicilia. Una signora prendeva 9 farmaci. Abbiamo fatto una revisione con il geriatra. Ne ha eliminati tre. Ha ricominciato a cantare. Non è un miracolo. È umanità. La medicina dovrebbe essere così: non un catalogo, ma un dialogo. E il paziente? Non è un numero. È una persona che ha bisogno di essere ascoltata. Non di essere sommersa.
Anna Wease
Mia madre ha avuto tre cadute in un anno. Nessuno ha mai collegato le pillole. Poi un farmacista ha detto: 'Questo anticolinergico fa girare la testa.' L'hanno tolto. E da allora, cammina senza bastone. Non è una rivoluzione. È un controllo. Ma nessuno lo fa. Perché costa tempo. E il tempo, in sanità, è l'ultimo bene che si concede.
Kshitij Shetty
Io vengo dall'India, dove i nonni prendono solo tre pillole e camminano per chilometri. Qui, in Italia, sembra che la medicina abbia smesso di curare e abbia iniziato a sostituire la vita con una lista. Non è progresso. È perdita. La vera cura è il tempo, l'ascolto, il movimento. Non un altro flacone. Grazie per averlo detto. Spero che qualcuno lo ascolti davvero.