Se hai bisogno di un farmaco e il tuo farmacista ti dice che non c’è, non sei solo. Nel 2025, farmaci in corto sono diventati una realtà quotidiana per milioni di pazienti negli Stati Uniti. Non si tratta di un problema temporaneo o isolato: è una crisi sistemica che colpisce terapie vitali, dai chemioterapici ai liquidi endovena, e che sta mettendo a rischio la vita di persone con cancro, diabete, infezioni gravi e malattie croniche.
Quali farmaci mancano davvero nel 2025?
Le liste ufficiali dell’ASHP (American Society of Health-System Pharmacists) mostrano che oltre 270 farmaci sono ancora in carenza a aprile 2025. Ma non tutti i farmaci sono uguali. Alcuni sono più critici di altri, e la loro mancanza ha conseguenze immediate.
- Cloruro di sodio e soluzioni di destrosio (5% e 50%): usate per idratare i pazienti, diluire altri farmaci e mantenere la pressione sanguigna. La carenza di queste soluzioni è iniziata nel 2021 e non si risolverà prima di settembre 2025. Senza di esse, i pazienti in terapia intensiva rischiano di non ricevere farmaci salvavita.
- Cisplatino: un chemioterapico fondamentale per il trattamento del cancro al testicolo, ai polmoni e all’ovaio. La produzione è stata bloccata per anni a causa di problemi di qualità in un impianto indiano. Ora i medici devono racionare il farmaco, dando la priorità ai pazienti con prognosi migliore.
- Antibiotici come la vancomicina e l’aztreonam: usati per infezioni resistenti. Le scorte sono così basse che alcuni ospedali hanno dovuto ritardare interventi chirurgici per evitare rischi di infezione post-operatoria.
- Metformina e insulina: non sono in carenza totale, ma alcune formulazioni specifiche (come quelle a rilascio prolungato) sono difficili da trovare. Per i diabetici, questo significa cambiare piano terapeutico, con rischi di iperglicemia o ipoglicemia.
- Medicinali per l’ADHD e i farmaci GLP-1 (come l’liraglutide e il semaglutide): la domanda è cresciuta del 35% ogni anno dal 2020. Le aziende non hanno potuto tenere il passo, e ora molti pazienti devono aspettare mesi per una ricetta.
La cosa più preoccupante? Questi non sono farmaci rari. Sono quelli che milioni di persone prendono ogni giorno. E quando mancano, non si tratta di un semplice disagio: si tratta di cure interrotte, rischi aumentati e, in alcuni casi, morti evitabili.
Perché succede tutto questo?
Non è colpa di un solo fattore. È un problema complesso, costruito negli anni.
La maggior parte dei principi attivi dei farmaci (circa il 60%) viene prodotta in India e Cina. In India, molti stabilimenti hanno fallito gli ispezioni della FDA per problemi di igiene e controllo qualità. In Cina, le tensioni geopolitiche e i dazi proposti potrebbero aumentare i costi di produzione del 50-200%. Se un solo impianto chiude, migliaia di pazienti rimangono senza farmaci.
Inoltre, i farmaci generici - che rappresentano il 90% delle prescrizioni - hanno margini di profitto molto bassi: tra il 5% e l’8%. Le aziende non investono in capacità produttive aggiuntive o in riserve strategiche, perché non ne vale la pena economicamente. Mentre i farmaci di marca, con margini del 30-40%, possono permettersi di mantenere più linee di produzione e magazzini di sicurezza.
La FDA può avvisare, ma non può obbligare nessuno a produrre di più. Nel 2025, ha bloccato 200 potenziali carenze grazie a avvisi anticipati, ma non ha il potere di costringere un produttore a riaprire un impianto o a aumentare la produzione.
Come i medici e i farmacisti gestiscono la crisi?
Nei reparti di ospedale, i farmacisti trascorrono oltre 10 ore a settimana solo per gestire le carenze. Il 67% ha segnalato errori di somministrazione causati da sostituzioni non controllate.
Quando il cisplatino manca, gli oncologi devono scegliere tra pazienti. Quando la soluzione salina non c’è, i medici usano fluidi orali o riducono le dosi di farmaci che richiedono diluizione. Questo non è ideale. È un compromesso che aumenta il rischio di effetti collaterali o di fallimento terapeutico.
Alcuni ospedali hanno creato magazzini di emergenza con 30 giorni di scorte. Ma solo il 28% lo fa - perché costa troppo. In 47 stati, i farmacisti possono sostituire un farmaco mancante con uno equivalente, ma solo in 19 lo possono fare senza autorizzazione medica. Questo crea ritardi e confusione.
Alcuni stati stanno provando soluzioni innovative. La New York sta creando un database pubblico dove si vede in tempo reale quali farmaci mancano e dove sono disponibili. La Hawaii ha approvato l’uso di farmaci approvati all’estero, se non ci sono alternative. Sono passi piccoli, ma necessari.
Quando finirà questa crisi?
La risposta breve: non presto.
Anche se 63 carenze sono state risolte nel primo trimestre del 2025, ne sono emerse altrettante, soprattutto nei farmaci per il sistema nervoso centrale e gli ormoni. Il Congressional Budget Office prevede che, senza cambiamenti radicali, il numero di farmaci in corto rimarrà sopra i 250 fino al 2027. Se i dazi su farmaci cinesi e indiani entreranno in vigore, potrebbe salire a oltre 350.
La soluzione non è semplice. Serve un sistema che premi la produzione nazionale di principi attivi, che obblighi le aziende a mantenere scorte strategiche, e che crei un sistema di allerta nazionale che colleghi produttori, distributori e ospedali in tempo reale. L’USP (U.S. Pharmacopeia) lo ha chiesto chiaramente nel febbraio 2025: incentivi finanziari, magazzini obbligatori, e trasparenza totale.
Ma finché i farmaci generici rimarranno un business a basso margine, e finché la produzione globale sarà concentrata in pochi paesi vulnerabili, la crisi continuerà.
Cosa puoi fare se il tuo farmaco è in corto?
Non restare passivo. Ecco cosa puoi fare:
- Controlla il sito dell’ASHP: hanno un database aggiornato in tempo reale con tutti i farmaci in carenza e le stime di ripristino.
- Parla con il tuo farmacista: chiedi se ci sono alternative terapeutiche equivalenti. Non accettare un “non lo abbiamo” come risposta finale.
- Chiedi al tuo medico: esiste un altro farmaco con lo stesso effetto? Un’altra via di somministrazione? Un’alternativa più disponibile?
- Contatta associazioni di pazienti: gruppi come Patients for Affordable Drugs hanno reti per aiutare chi è in difficoltà a trovare farmaci.
- Non sostituire da solo: mai cambiare farmaco o dose senza consultare un professionista. Un’alternativa può sembrare uguale, ma non lo è sempre.
La crisi dei farmaci in corto non è una questione di mercato. È una questione di salute pubblica. E la salute non può aspettare.
Perché i farmaci generici sono più soggetti a carenze rispetto a quelli di marca?
I farmaci generici hanno margini di profitto molto più bassi - tra il 5% e l’8% - rispetto ai farmaci di marca, che possono arrivare al 30-40%. Le aziende che producono generici non hanno incentivi economici per investire in capacità produttive extra, magazzini di sicurezza o tecnologie avanzate. Di conseguenza, quando un impianto chiude per problemi di qualità o per aumenti di costi, non c’è un piano B. I farmaci di marca, invece, hanno più risorse, più stabilimenti e spesso producono in paesi diversi, quindi possono assorbire meglio i colpi.
I farmaci in corto sono un problema solo negli Stati Uniti?
No. Anche in Europa, Canada e Australia ci sono carenze, ma in misura minore. Gli Stati Uniti sono particolarmente vulnerabili perché dipendono fortemente da fornitori esteri (India e Cina) per i principi attivi, e non hanno politiche nazionali di stockpiling obbligatorio. In molti paesi europei, i governi negoziano direttamente con i produttori e mantengono riserve strategiche per farmaci critici. Negli Stati Uniti, il mercato è libero, e questo significa che la produzione segue solo il profitto, non il bisogno.
Cosa sta facendo la FDA per risolvere il problema?
La FDA può monitorare, avvisare e intervenire in anticipo - e nel 2025 ha prevenuto 200 carenze potenziali. Ha anche lanciato un nuovo portale dove i professionisti sanitari possono segnalare carenze non ancora ufficiali, e ha ricevuto oltre 1.200 segnalazioni nei primi tre mesi. Ma non ha il potere di costringere un produttore a riprendere la produzione, a aumentare la capacità o a rivelare i suoi piani commerciali. Senza un potere legislativo più ampio, la sua azione è limitata a reagire, non a prevenire.
I dazi sui farmaci cinesi e indiani peggioreranno la situazione?
Sì, molto probabilmente. Circa il 45% dei principi attivi proviene dall’India e il 25% dalla Cina. Se i dazi proposti (fino al 200%) entrassero in vigore, i costi di produzione salirebbero drasticamente. Molte aziende non potrebbero permettersi di continuare a produrre certi farmaci generici a prezzi bassi, e li smetterebbero di fare. Ciò potrebbe portare a nuove carenze, anche per farmaci che ora sono disponibili. Analisti stimano che senza interventi, i dazi potrebbero far salire le carenze a oltre 350 entro il 2026.
Esistono alternative ai farmaci in corto?
Sì, ma non sempre. Per alcuni farmaci, come il cisplatino, le alternative sono meno efficaci o più tossiche. Per altri, come certi antibiotici o fluidi endovena, esistono sostituti terapeutici validi. Il problema è che i medici devono valutare caso per caso: un sostituto può funzionare per un paziente ma non per un altro. Inoltre, anche le alternative possono essere in carenza. L’unico modo affidabile è avere un sistema che garantisca disponibilità continua, non che cerchi soluzioni di emergenza.
11 Commenti
giulia giardinieri
Questa crisi dei farmaci è come un film dell’horror dove nessuno vuole credere che il mostro esista finché non ti mangia la pillola del giorno dopo. 😅
Andrea Andrea
La carenza di soluzioni saline è la più allarmante: senza di esse, anche i farmaci più efficaci diventano inutili. Serve un piano nazionale di stockpile, non solo avvisi.
Francesca Cozzi
MA CHI HA DECISO CHE I FARMACI GENERICI DOVEVANO ESSERE IL CENERENTOLO DEL SISTEMA? 😤 Le aziende fanno il 5% di margine e poi si stupiscono se chiudono gli impianti? Ma dai, è pura follia!
Michele Pavan
In Italia almeno non abbiamo ancora visto la fila al farmacista per il cisplatino... ma se arriva il dazio sui farmaci cinesi, ci ritroviamo a fare il bingo con i principi attivi. 🇮🇹🇮🇳🇨🇳
Gianni Abbondanza
La salute non è un prodotto da mercato. È un diritto. E quando lo trattiamo come un’opzione economica, finiamo per pagare il prezzo più alto: le vite.
Pasquale Barilla
La struttura del sistema farmaceutico americano è un perfetto esempio di fallimento del neoliberismo: la logica del profitto ha sostituito la logica della sopravvivenza. La FDA può avvisare, ma non può obbligare, perché l’intero edificio legislativo è costruito sul principio che il mercato sa tutto, e invece sa solo contare i soldi. E quando i soldi non ci sono, i pazienti muoiono. Non è una questione di inefficienza, è una questione di scelta politica. E la scelta è stata fatta decenni fa, e ora stiamo raccogliendo i frutti avvelenati.
Silvana Pirruccello
Ho avuto un problema con la metformina a rilascio prolungato l’anno scorso… ho dovuto cambiare marca e ho avuto gli sbalzi di zucchero per due settimane. Non è solo un fastidio, è un rischio reale. Chiedete sempre al vostro medico, non accettate mai un “non ce l’abbiamo” come risposta finale!
Michela Rago
Ho letto che la New York ha creato un database in tempo reale… perché non lo facciamo anche qui? Sarebbe un passo semplice ma enorme.
Nicolas Maselli
Se un impianto in India chiude e non c’è più il cloruro di sodio, non si può dire che è colpa di qualcuno. È colpa di tutti noi che abbiamo accettato di comprare tutto al prezzo più basso senza chiederci da dove viene
nico tac
La crisi dei farmaci non è un problema di produzione, è un problema di valori. Abbiamo trasformato la medicina in una catena di montaggio dove il profitto conta più della vita. I farmaci generici non sono meno importanti, sono solo meno redditizi. E quando il profitto diventa l’unico metro di misura, tutto il resto crolla. L’industria farmaceutica ha smesso di curare e ha iniziato a contare. E ora, quando serve un farmaco, non c’è più. Perché non si è investito, non si è risparmiato, non si è pensato al futuro. Si è pensato al bilancio del trimestre. E questo non è un errore tecnico, è un crimine etico. E i pazienti non sono numeri, sono persone che aspettano la loro pillola. E quando non arriva, non è un ritardo. È un’emergenza umana.
alessandro lazzaro
La soluzione è semplice: obbligare le aziende a tenere 6 mesi di scorta per i farmaci critici e dare incentivi a chi produce in Europa. Non serve una rivoluzione, serve un po’ di buon senso